Il libro di benvenuto
Quello che la casa deve saper dire da sola. Appena la prenotazione è confermata parte da solo, con un messaggio che porta l'ospite alla pagina della sua prenotazione — e da quel momento le domande che sai già a memoria smettono di arrivarti la sera. Se qui non scrivi niente, quel messaggio non parte: un link a una pagina bianca è peggio del silenzio.
Come si scrive il libro di benvenutoQuello che la casa deve saper dire da sola: wifi, come si entra, i rifiuti, l'ora di uscita. Scritto una volta, smette di arrivarti la sera.LeggiChiudi
Cosa ti serve prima di cominciare
- La password del wifi scritta esattamente come è.
Quanto ci vuoleVenti minuti per casa, e poi non ci torni più.
Rispondi alle domande, non riempire una pagina
Trovi otto sezioni con la domanda già scritta — «come si entra?», «cosa si fa dei rifiuti?» — e sotto un esempio che fa vedere il livello di dettaglio giusto, che è la cosa che non si sa mai.
Lascia in bianco quello che non c'è
Le sezioni vuote non compaiono a chi legge. Se non hai il cortile non devi scrivere «non c'è il cortile»: non scrivi niente, e di cortili non si parla.
Parte da solo alla conferma
Appena una prenotazione è confermata, l'ospite riceve un messaggio con il link. È un link e non una copia: se domani cambi l'orario di check-out, quello che l'ospite legge cambia — anche se il messaggio gli è arrivato tre mesi fa.
Dove ci si fa male
- Qui NON vanno i codici: la cassetta delle chiavi, l'allarme. Il libretto gira — si stampa, si inoltra, resta sul tavolo. I codici viaggiano nel messaggio di quella prenotazione, e scadono con lei.
- Se non scrivi niente, il messaggio non parte affatto. Un link a una pagina bianca è peggio del silenzio.
Le procedure dei portali pubblici cambiano da ufficio a ufficio e nel tempo: qui c'è la forma della pratica, non il percorso di menu di una schermata che potrebbe essere cambiata. Dove il dettaglio dipende dal tuo ufficio, sta scritto.